Uno splendido apparecchio, bello ed efficiente

Tra i
tanti schemi "classici" di radio a galena, difficilmente se ne
trova qualcuno che faccia uso di antenne a telaio, che pure
erano invece molto diffuse e popolari negli anni '20.
Addirittura, capita di leggere in qualche manuale di quegli anni
l'esortazione a non fare uso di quel tipo di antenne, in quanto
giudicate "poco efficienti". Questo era forse vero allora,
quando il problema principale era di riuscire a captare segnali
debolissimi emessi da stazioni rare e lontane. Tanto per fare un
esempio a me vicino, il primo ripetitore RAI in Sardegna è stato
installato poco prima della Seconda Guerra Mondiale. Gli
ascoltatori sardi degli anni '30 dovevano quindi accontentarsi
del segnale ricevuto da Roma I o da Milano I, debole e soggetto
a fading. Dunque si faceva ricorso a fili lunghissimi stesi tra
case, alberi e palazzi, per poter avere un ascolto in cuffia
soddisfacente. Questa situazione presumibilmente era comune a
gran parte delle regioni lontane dai grandi centri urbani, in
Europa e in America.
In seguito, quando le reti dei ripetitori in onde medie furono
completate, in molti casi il problema principale della ricezione
"a cristallo" divenne quello della selettività, ossia della
capacità di separare diverse stazioni che si disturbavano l'una
con l'altra. Il progetto che presento in questa pagina è un buon
esempio di come si può costruire una radio a cristallo
abbastanza sensibile, selettiva e per giunta "direttiva", ossia
in grado di separare le stazioni anche in base all'angolo di
provenienza. Questo può essere un vantaggio in situazioni di
sovraffollamento dell'etere, specie durante gli ascolti
notturni.
L'antenna a telaio
Il principio di funzionamento di un'antenna a telaio (detta
anche "a quadro") è differente da quello delle comuni antenne a
filo lungo o a dipolo o di tutte le loro possibili varianti.
Vediamo di chiarire questa differenza in poche parole e senza
addentrarci troppo nella teoria. Vedi anche l'articolo di
Luciano Loria, che spiega come costruire un'antenna a quadro per
l'ascolto delle onde medie. Le onde radio, che fanno parte del
vastissimo campo delle onde elettromagnetiche, producono in ogni
punto dello spazio una combinazione di campi elettrici e
magnetici. Un campo elettrico può essere immaginato come una
zona dello spazio in cui si possono misurare differenze di
potenziale, mentre un campo magnetico può essere immaginato come
una zona attraversata da linee di forza (flusso) magnetiche. Se
dispongo un filo conduttore all'interno di un campo elettrico,
la differenza di potenziale tra i vari punti del campo induce
nel filo una corrispondente differenza di potenziale che provoca
il passaggio di una corrente. Questo è il principio dell'antenna
a filo. La lunghezza del filo deve essere comparabile con la
lunghezza d'onda della radiazione elettromagnetica, in modo a
assicurare la migliore efficienza dell'antenna. Se invece
dispongo una spira o una bobina in un campo magnetico variabile,
le variazioni del flusso magnetico inducono una corrente nella
spira, proporzionale alla variazione di flusso. Questo è il
principio dell'antenna a telaio. L'efficienza dell'antenna
dipende dalla sezione di linee di forza che è in grado di
attraversare, e quindi dall'area sottesa dalla bobina. Per dirla
in breve, l'antenna a filo ricava energia dal campo elettrico,
mentre l'antenna a telaio ricava energia dal campo magnetico
delle onde radio. Per questo motivo quest'ultima prende anche il
nome di antenna magnetica. Un'evoluzione di questo principio ha
portato alla realizzazione delle antenne in ferrite, usate in
tutte le radio a transistor.
Schema del ricevitore

Come si vede dalla figura qui sopra, lo schema di un ricevitore
con antenna a telaio è estremamente semplice, ma contiene tutti
gli elementi indispensabili. La peculiarità consiste nel fatto
che l'antenna coincide con la bobina di sintonia, e quindi fa
parte direttamente del circuito accordato, insieme al
condensatore variabile CV. Per mantenere una buona selettività
il segnale da rivelare viene prelevato mediante un secondo
avvolgimento effettuato sullo stesso telaio dell'antenna.
Seguono un diodo al germanio (OA70, 1N34 o simili) e la cuffia
ad alta impedenza.
Costruzione dell'apparecchio
Le difficoltà di realizzazione sono tutte legate alla
costruzione del telaio, che è piuttosto grande e richiede
qualche piccolo intervento di falegnameria. Si tratta di
realizzare una croce con bracci obliqui, i cui spigoli formino
un quadrato di circa 85 cm di lato. Servono due listelli lunghi
ciascuno 120 cm, al cui centro occorre fare una tacca che
permetta l'incastro (vedi figura).

Altri due listelli, lunghi almeno 50cm l'uno, serviranno per
reggere la croce e fissarla ad una tavoletta di base. Una volta
costruita l'intelaiatura, si faranno su ciascuno spigolo 12
tacche alla distanza di circa 7 mm l'una dall'altra, che
serviranno a guidare le spire dell'avvolgimento. La bobina
d'antenna va realizzata mediante 9 spire di rame di diametro
piuttosto grosso (almeno 0,5mm). Questa andrà collegata al
condensatore variabile. La bobina del rivelatore invece è
costituita da 3 spire dello stesso rame, avvolte possibilmente
nelle tacche centrali del telaio.
Questa va collegata al rivelatore e alle cuffie, secondo lo
schema usuale.

Collaudo
Prima di provare a sintonizzare qualche stazione conviene
sincerarsi che il sistema sia in grado di ricevere la giusta
banda delle onde medie. Insomma occorre collaudare il circuito
accordato. Questo lavoro può essere fatto con facilità con
l'aiuto di una piccola radio a transistor che funzioni sulle
onde medie (AM). Si procede così:
Accendere la radio di prova e sintonizzarla su una stazione a
inizio scala (frequenze basse), avendo cura di sceglierne una
piuttosto debole.
Porre la radio di prova nelle immediate vicinanze della nostra
antenna a telaio, e muovere il condensatore variabile di quest'ultima
intorno alla zona "tutto chiuso". In una certa posizione
dovrebbe essere chiaramente sensibile una certa influenza della
nostra antenna sulla radiolina, sotto forma di un aumento o una
diminuzione del segnale ricevuto. Questo vuole dire che la
nostra antenna è in grado di sintonizzarsi sulla stessa
frequenza della radio di prova.
Ripetere l'esperimento con una stazione di fondo scala
(frequenze alte). Questa volta la nostra antenna dovrebbe avere
influenza col condensatore variabile quasi tutto aperto.
Nel caso che il nostro ricevitore risultasse esageratamente
fuori scala, occorrerà variare di conseguenza il numero delle
spire della bobina d'antenna fino ad avere una buona copertura
della banda.
Ora possiamo tentare una prova d'ascolto in cuffia. Anche per
questo potrà essere utile la radiolina di prova. Cerchiamo per
prima cosa la stazione più forte che si riesce a ricevere nella
nostra zona, e notiamo in quale posizione la radiolina riceve il
segnale migliore. A questo punto, messo il piano del telaio
perpendicolare alla radiolina, inforchiamo le cuffie e ruotiamo
lentamente il condensatore variabile, fino a sintonizzare la
nostra stazione. A questo punto, se proviamo a portare l'antenna
in giro per la casa (un po' come siamo ormai abituati a fare con
il telefono cellulare) scopriremo che vi sono punti di massima
ricezione e punti di quasi completa oscurità. Ciò è dovuto in
gran parte al cemento armato delle nostre abitazioni. Insomma,
possiamo trovare per tentativi una buona posizione in cui le
stazioni locali arrivano "forte e chiaro". La notte il numero
delle stazioni ricevibili aumenta e potremo sperimentare anche
qualche ascolto in "DX" (lunga distanza). Ricordiamoci, però,
che le trasmissioni regolari della RAI in AM cessano a
mezzanotte, e di conseguenza quasi tutti i ripetitori locali
vengono disattivati.
Conclusioni
Chi monterà questo ricevitore avrà la gradita sorpresa di
trovarsi con un apparecchio tutto sommato sensibile, ma
soprattutto molto selettivo, grazie all'elevato fattore di
merito della bobina avvolta "in aria" con spire separate, e con
una specifica direzionalità che può essere sfruttata
vantaggiosamente per attenuare segnali indesiderati. Volendo
realizzare un'antenna più compatta (bracci più corti) sarà
necessario aumentare il numero delle spire: ciò favorirà la
direzionalità a scapito della sensibilità. D'altra parte,
aumentando la lunghezza dei bracci, si aumenta la sensibilità,
ma si rischia di arrivare a dimensioni difficili da maneggiare
in casa (già così appare piuttosto maestosa!).