Ragioni di una
scelta

Nell'era del computer, delle
telecomunicazioni di massa e dei satelliti, consigliare a un
amico il nostro hobby di tanti anni, la radio, induce spesso
a fare preventive considerazioni: è ancora possibile, ai
giorni nostri, indicare nella radio un affascinante mondo da
esplorare, in cui sviluppare progressivamente una cultura
tecnica che si può trovare tranquillamente nella scuola o
addirittura in un mestiere o una professione?
La domanda ha una risposta precisa. Certo, le
radiocomunicazioni, se hanno perduto nel terzo millennio
l'alone di mistero di cui si circondavano solo vent'anni fà,
mantengono intatta tutta la loro suggestione. Non siamo più
passivi fruitori di un mezzo, non sediamo davanti al
televisore per uno spettacolo ma, sia pure in piccola parte,
i protagonisti possiamo essere noi stessi, giorno dopo
giorno, anno dopo anno.
Un hobby intelligente, è stato definito quello del
radioamatore. La definizione è valida, ma non dice tutto. E'
più di un hobby, niente da confrontare con la raccolta di
francobolli o il bridge.
Un impegno in partenza e un impegno (con noi stessi) per
tutto il resto dell'attività: serietà, curiosità culturale,
scuola anche di vita per quanto riguarda la convivenza con
uomini di ogni razza, paese e costumi.
Si può arrivare alla radio, meglio al radioantismo, per due
strade. La prima è quella di aver compiuto studi tecnici,
attraverso i quali trasferire le proprie conoscenze in un
settore del tutto individuale.
L'altra strada è forse quella imboccata da tantissimi uomini
e donne in ogni parte del mondo in questi ultimi vent'anni.
La radio come scoperta, come ideale mezzo di comunicazione
in un' epoca di inaridimento dei rapporti interpersonali.
Scambiamo un frettoloso saluto con il coinquilino del piano
sopra al nostro, quando un tempo nel villaggio si era tutti
amici, ci si conosceva e si partecipava agli altri le nostre
gioie o i nostri dolori.
In America come in Giappone, in Europa come in Africa, la
radio è diventata un formidabile mezzo di aggregazione.