Telescopi Spaziali
Pensare in Grande ai Telescopi Spaziali
a cura di Stefano Simoni

Il razzo Ares V sarà in grado di lanciare missioni con volume e massa impensabili per le capacità degli attuali razzi vettori,”
afferma Philip Stahl, ingegnere ottico di fama internazionale
ora in forze presso il MSFC della NASA. Forse, afferma, potremmo
usarlo per “lanciare grandi telescopi spaziali”.
Ma grandi quanto? Ares V sarà in grado di caricare circa 130.000
kg (284.000 libbre; l’8% in più del razzo Saturn V degli anni
60) in orbita terrestre bassa. Progettato per trasporti cargo
sulla luna, il razzo sarà largo abbastanza per trasportare
specchi primari larghi oltre 8 metri. Giusto per fare un
paragone, lo specchio primario di Hubble misura 2.4 metri di
diametro.
“Come lavora un astrofisico tipo?” si domanda Stahl. “Costruisce
un telescopio gigante sulla cima di una montagna e lo usa per
decenni, ma dopo mesi o anni cambia strumentazione o pianifica
aggiornamenti per continuare a mantenerlo performante”. Il
telescopio spaziale Hubble lavora in maniera analoga, con
manutenzione delegata a missioni Shuttle e l’orbita terrestre
nei panni del picco di una montagna.
Ma l’obiettivo di Stahl è andare oltre l’orbita terrestre, molto
oltre, fino a raggiungere il punto Sole-Terra di Lagrange L2.
Il punto di Lagrange è, fondamentalmente, un’area di parcheggio
nello spazio. Se posizioniamo un veicolo spaziale in un punto
Sole-terra di Lagrange, esso rimane in una posizione fissa
relativa a Sole e Terra. Il matematico del 18° secolo Josef
Lagrange dimostrò che vi sono 5 di questi punti, illustrati nel
diagramma di seguito.
L1, localizzato a 1.5 milioni di km all’interno della distanza
Sole-Terra, è un’ottima posizione per osservatòri solari. La
sonda SOHO, ad esempio, è stazionata proprio in L1 e si gode in
prima fila la visione del Sole 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
L2 giace nella direzione opposta, 1.5 milioni di km sopra il
lato buio della terra. Un punto a favore di L2 è che Sole, Terra
e Luna sono concentrati in una piccola porzione di cielo,
garantendo a qualsiasi telescopio una vista sullo spazio
profondo praticamente priva di ostacoli. La sonda Wilkinson
Microwave Anisotropy (WMAP) è stazionata in L2, e sarà
sicuramente raggiunta da altre compagne.
“L2 è un’area nello spazio in cui vogliamo posizionare tanti
telescopi,” prosegue Stahl. E allora, “perché non lo
consideriamo come la vetta di una montagna?” E così Stahl, Marc
Postman dello Space Telescope Science Institute e altri
all’interno della comunità scientifica spaziale, stanno pensando
in grande.
La lista dei desideri sottoposta ad Ares V è molto ambiziosa. Si
va da un radiotelescopio con un piatto da 150 metri di larghezza
per rilevare sussurri dal profondo spazio, fino ad un box di 5
metri cubi di acqua super-pura circondata da rilevatori di luce
per captare i raggi cosmici in base ai flash di luce generati
dall’impatto con il liquido. Un telescopio ottico con uno
specchio primario fino a 8 metri di diametro potrebbe cercare
nelle stelle della Via Lattea, e delle galassie nelle vicinanze,
“testimonianze fossili” della loro evoluzione. Per finire, si
potrebbe andare a caccia di “luce cinerea”, deboli segni di
presenza nella luce riflessa dagli esopianeti.
La risoluzione delle immagini del telescopio sarebbe 3 volte più
precisa di quella di Hubble. Ma, cosa più importante, lo
specchio vedrebbe circa 11 volte meglio di Hubble poichè l’area
di luce raccolta sarebbe 11 volte maggiore.
Fino ad ora, uno specchio di tali dimensioni sarebbe stato
troppo grande per essere preso in considerazione. La nuova
generazione del James Webb Space Telescope – anche esso diretto
in L2 e il cui lancio è previsto per il 2013 – è considerato
come il precursore dei grandi telescopi spaziali. Il suo
specchio primario di 6.5m sarà composto da segmenti avvolti con
cura che si allineeranno in modo preciso una volta giunti a
destinazione. Ma il futuro carico utile di ares V previsto dai
progettisti NASA copre fino a 12m. Così questo permette a Stahl
di considerare il trasporto di un singolo specchio da 8m, simile
a quelli dei telescopi terrestri GEMINI.
All’aumentare delle misure, Ares V diminuirà i rischi. “Le
limitazioni degli attuali veicoli di lancio impongono rischi
di
missione legati a performace tecniche, costi e organizzazione
per ottenere il massimo con il minimo ingombro.” spiega Stahl.
La massa e la misura generosa permissibili ad Ares V eliminano
questi vincoli per la maggior parte dei carichi.
Secondo Philip l’elemento chiave delle missioni future sarà la
manutenzione.
“Perchè progettare componenti per una durata che va da 10 a 15
anni?” chiede Stahl. “Progettiamo in modo da poter sostituire
gli strumenti periodicamente e andare avanti per oltre 50 anni”.
La sezione di controllo e strumentazione sarà contenuta in modo
che i pezzi di ricambio potranno essere spediti da veicoli di
lancio più piccoli ed equipaggiati per rimpiazzare tutti i
componenti necessari ad iniziare una nuova campagna di
osservazioni scientifiche.
In chiave Postman, L2 rappresenterà “la vetta astronomica per
eccellenza”.